Giù LE MANI SPORCHE DALLA NOSTRA COSTITUZIONE!
“Rossi” e “viola” in piazza a Piacenza per difendere la nostra Costituzione
Il presidio si è svolto con tranquillità e calma alternando gli interventi dei diversi organizzatori, compresi alcuni esponenti del comitato di Pavia. Come previsto, sul palco, si è parlato di Costituzione e di Giustizia. Ma non quella del Governo, bensì quella reale che non serve a salvare un uomo solo, ma a garantire all’intero Popolo i propri diritti. Si sono letti alcuni articoli che in questi anni sono stati ignorati e spesso anche disprezzati!
Gli interventi ruotavano tutti attorno a figure storiche che hanno dato l’esempio alle generazioni successive, si sono commentati discorsi di Norberto Bobbio, per esempio, o di Piero Calamandrei. Ognuno, parlando dei «grandi vecchi della Repubblica» ha portato sul palco la propria esperienza di lotta e le proprie considerazioni su quello che sta succedendo negli ultimi tempi nel nostro Paese. L’invito più forte è quello espresso da Calamandrei nel famoso «Discorso agli studenti» del ’55, quando esortava i giovani a non abbandonare la politica attiva perché solo così si può difendere la vera libertà; soprattutto rivendica come indispensabili taluni articoli che ora sembrano non interessare più a nessuno: «E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie, ma questo è Mazzini!
O quando io leggo nell’art. 8: «Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubblica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!
O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria!»
Elena Anelli, segretaria cittadina del PRC, legge le parole di Norberto Bobbio che, anche se del 1958, sono ancora attuali: «Se oggi c’è un problema della democrazia in Italia, è più un problema di principi che di istituzioni. A dieci anni dalla promulgazione della costituzione possiamo dire che le principali istituzioni per il funzionamento di uno stato democratico esistono. Ma possiamo dire con altrettanta sicurezza che i principi delle democrazia siano diventati parte viva del nostro costume?» e come Calamandrei qualche anno prima anche Bobbio chiede che si vigili sulla Democrazia senza adagiarsi sulla sicurezza istituzionale. Proprio per questo «al di là della minaccia concreta, oggettiva, di stravolgimento della Costituzione - ad opera delle destre, con la supina disponibilità del PD - noi vediamo un'opera quotidiana, demagogica e populista, di stravolgimento dei principi della Costituzione, espulsi dal" senso comune" di tanti cittadini. – spiega la segretaria cittadina - E grazie a questo possono essere varate ed accettate leggi che, seppur a volte aderenti nella forma al dettato costituzionale, ne stravolgono i principi: la legge 30, che umilia la dignità del lavoro, e viola il diritto a una giusta retribuzione, la partecipazione italiana alla guerra in Afghanistan, le leggi sull'immigrazione che violano i principi di solidarietà ne sono esempi.
Il mio auspicio è quindi che la Costituzione sia applicata non cambiata; e che sia letta da tutti. E' un testo nato per essere letto da tutti; il 97% delle parole utilizzate sono termini di uso comune, senza tecnicismi, perchè è stata scritta per essere a disposizione di tutti» e così dovrebbe essere senza distinzioni di colore, religione, sesso od orientamento politico!
Tagliaferro Andrea






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