Lavoro nero: il piano varato dal governo è parziale e non risolve il problema
CGIL, questo governo ha cancellato norme importanti che avrebbero potuto contribuire ad una lotta al sommerso efficace. FLAI, insufficienti controlli su 10mila aziende agricole in territori che ne contano oltre 600mila
FILLEA, per contrastare lavoro nero necessario intervento organico e di sistema
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Il piano di contrasto al lavoro sommerso, approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, affronta solo parzialmente il problema delle condizioni di lavoro dei braccianti e rischia, pertanto, di essere inefficace. E' questo il giudizio della FLAI-CGIL rispetto alle risorse che il governo ha annunciato di voler mettere in campo per combattere il dilagante fenomeno del lavoro nero in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania.
Secondo la Segretaria Confederale della FLAI-CGIL, Stefania Crogi, il 'piano' varato dal governo è assolutamente residuale, perché i controlli annunciati “riguarderanno un modesto campione di 10mila aziende agricole in territori che ne contano oltre 600mila”.
Il piano, inoltre, non affronta i problemi connessi allo sfruttamento dei lavoratori extra-comunitari che, come spiega la Segretaria, “non saranno incentivati a denunciare la loro condizione di schiavi e i soprusi subiti per paura di essere espulsi dal nostro paese e non saranno, quindi, messi nelle condizioni di contribuire con la loro testimonianza all’emersione del lavoro nero”.
La situazione, sempre secondo la FLAI-CGIL, è ulteriormente complicata dalla cancellazione degli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli, avvenuta nei giorni scorsi con un emendamento contenuto nel decreto mille proroghe. Questo provvedimento, aggiunge la Crogi, “legalizza nei fatti ogni tipo di abuso e lasciando tutti gli addetti del settore in una condizione di totale sudditanza verso le imprese e il caporalato”.
Le critiche al piano di contrasto al lavoro sommerso arrivano anche dal Dipartimento Politiche del Lavoro della CGIL Nazionale, che ricorda come da tempo sia stata avanzata dalla CGIL la richiesta di intensificare la lotta al sommerso tramite un uso mirato delle ispezioni. Da tempo, spiega Claudio Treves, Coordinatore del Dipartimento Politiche del Lavoro della CGIL Nazionale, “chiediamo, inascoltati, di mettere gli ispettori nelle condizioni di svolgere al meglio il loro lavoro: dall’insediamento di questo governo è invece stato previsto che l’azione ispettiva debba svolgersi 'tenendo conto delle esigenze competitive delle imprese', come se questo fosse un elemento di cui l’attività ispettiva dovesse farsi carico, e le risorse sono diminuite”.
da CGIL.it
Secondo il Dirigente Sindacale “questo governo ha cancellato norme importanti: dagli indici di congruità alle sanzioni per la corresponsabilità nella filiera degli appalti, alla legge sulle dimissioni volontarie, che avrebbero potuto contribuire, se implementate, ad una lotta al sommerso efficace”.
“Noi crediamo – conclude Treves - che ogni iniziativa contro il sommerso sia benvenuta, ma deve essere chiaro che si deve trattare di una strategia di lungo respiro, e non di misure episodiche e scoordinate”






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