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Le fatiche di rifondazione


Accade a sinistra     Pubblichiamo l'intervento di Grassi alla riunione della Direzione nazionale del Prc del 20 gennaio. Iniziativa politica, elezioni regionali e referendum: "Se a sinistra del Pd non si apre un processo ricompositivo e unitario il rischio di scomparsa della sinistra, in tutte le sue varianti, è molto concreto"



Come sempre quando affrontiamo una tornata elettorale amministrativa, c'è nelle nostre discussioni una tensione esagerata. Dovremmo avere invece imparato che i passaggi elettorali amministrativi sono importanti ma non hanno mai determinato, nella storia di Rifondazione Comunista, stravolgimenti significativi. Abbiamo realtà in cui siamo andati da soli e il partito ha un forte radicamento e viceversa realtà in cui siamo da sempre in coalizione e avviene la stessa cosa. La collocazione elettorale di per sé non sconvolge la nostra base elettorale e il nostro popolo di riferimento.
Il gruppo dirigente deve allora sapere affrontare in modo maturo questi passaggi per evitare che la discussione nei circoli precipiti sempre in discussioni "di vita o di morte": in alcuni circoli si è arrivati a minacciare di non fare la campagna elettorale qualora si arrivasse ad accordi, anche solo elettorali, con il centrosinistra. Questa è una posizione immatura e politicista, magari sostenuta proprio da coloro che vogliono un partito soltanto sociale. Dovremmo invece, lo ripeto, essere su questo più razionali.
Vorrei mettere invece in evidenza un secondo elemento: da alcuni mesi registriamo un significativo miglioramento dell'iniziativa del partito, anche dal punto di vista organizzativo. Il dato del tesseramento dimostra un recupero significativo e quindi un riscontro positivo. Dopo le elezioni regionali dobbiamo allora discutere di un fatto che stiamo sottovalutando: stiamo ricostruendo un partito massacrato da ripetute scissioni e da scelte politiche sbagliate e contemporaneamente però non riusciamo a frenare la nostra scomparsa e dunque la nostra ininfluenza nell'immaginario collettivo e a livello popolare. Ciò è in larga parte dovuto dalla nostra scomparsa dai media. Bisogna vedere come fare per rompere questo muro.
Contestualmente, i sondaggi confermano un trend positivo per l'Idv e negativo per il Pd. Noi e tutta la sinistra, rischiamo di non esserci più.
Se a sinistra del Pd non si apre un processo ricompositivo e unitario il rischio di scomparsa della sinistra, in tutte le sue varianti, è molto concreto. Non sono d'accordo con chi ha sostenuto che avremmo dovuto stabilire mesi fa la linea degli accordi tecnici ed elettorali ovunque. Sarebbe stato un errore madornale: un partito che ancora prima di iniziare a discutere si tira fuori, non ha alcuna chance per avere un minimo di credibilità. Quello che potevamo fare lo abbiamo fatto. Siamo in questa condizione perché le difficoltà concrete, per una forza che è fuori da tutto, sono tantissime. Il contesto è cambiato: facciamo fatica, arranchiamo, altri hanno il pallino in mano. Non penso che avremmo potuto fare cose molto diverse rispetto a quello che abbiamo fatto, e cioè giocare la nostra proposta politica a partire da alcuni punti programmatici qualificanti. Dove questi sono passati stiamo chiudendo un accordo programmatico, dove questi non passano si fanno accordi elettorali, dove anche questo ci è impedito metteremo in campo una opzione autonoma e alternativa (ma sapendo che anche questo è difficile, perché sono pochissime le forze disponibili con noi ad alleanze d'alternativa).
Il quadro che si sta definendo è, per questo motivo, articolato. E quando si critica, vorrei che ci fossero proposte alternative. Cosa dovevamo fare in Puglia? Potevamo essere indifferenti alla candidatura di Vendola all'interno del centrosinistra? Abbiamo provato ad aprire contraddizioni e a portare a casa risultati.
Infine sui referendum. Non considero positivo andare in campagna elettorale con solo un quesito referendario, e da soli, senza altre forze politiche e sociali. Ma bisogna fare di necessità virtù e quindi è giusto comunque raccogliere le firme sulla Legge 30 per caratterizzarci su una battaglia politica forte. Chiedo di lavorare per far entrare nella campagna elettorale anche gli altri due temi, acqua come bene comune e centrali nucleari, per non lasciarli in mano all'Idv.
Nelle Regioni il quadro è ancora in movimento, quindi considero un errore stabilire una posizione valida per tutte le realtà. In politica ci sono le contraddizioni che vanno colte e poi la quadra la si chiude con la Federazione della sinistra, non solo qui nella direzione del Prc. Dovremo tenere conto delle richieste che avanzano le altre forze con cui abbiamo deciso di federarci.
Nel Lazio il passaggio è molto delicato per il significato simbolico della Bonino: certamente dobbiamo prestare grande attenzione alle nostre compagne e ai nostri compagni, perché qualsiasi accordo si dovesse fare va spiegato molto molto bene perché la reazione nel corpo militante è molto forte. Certamente sarebbe possibile valutare una posizione autonoma dalla Bonino solo a condizione di non essere solo noi di Rifondazione Comunista a praticare questa scelta, ma farlo insieme - almeno - alle altre soggettività della Federazione.
*Responsabile organizzazione Prc

 

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