
Nel nostro Paese la crisi economica, e un quindicennio di feroci politiche neoliberiste, hanno fatto crescere in modo drammatico le disuguaglianze e la ricchezza è nelle mani di pochi:
- I più ricchi: 2,3 milioni di famiglie, circa il 10% del totale, possiede infatti il 44,5% della ricchezza netta complessiva pari a 3.686 miliardi di euro (su un totale di 8.284 miliardi), che vuol dire un milione e mezzo di euro per ogni famiglia;
- I più poveri: il 50% delle famiglie italiane, pari a 11,9 milioni, detengono appena il 9,8% della ricchezza netta complessiva, in media 68mila euro tra redditi e casa di proprietà.
E' quanto evidenzia uno studio dell'Ires-Cgil elaborando dati della Banca d'Italia sulla ricchezza delle famiglie. La Cgil sollecita pertanto una riforma fiscale che sposti il peso eccessivo della pressione tributaria dai lavoratori dipendenti e pensionati verso quelle famiglie in cui è concentrato il patrimonio e la ricchezza privata.
"La vera ricchezza - spiega il segretario confederale Agostino Megale anticipando alcuni dati del rapporto Ires su salari, fisco e produttività 2009 che sarà presentato a gennaio - rimane nella mani di pochi. Ricordo che le retribuzioni medie hanno una sostanziale crescita zero, quelle del settore privato (industria e servizi) una leggera crescita di 156 euro netti reali, poiché quelli in Cig passano dai 1.430 euro netti medi, se maschi, ai 1.105 euro (con orario ridotto del 50%), ai 762 euro (a zero ore). Se donna, passano dai 1.100 ai 915 euro (con orario ridotto del 50%) e ai 634 euro (a zero ore). Nella crisi siamo un paese sempre più diseguale".
L'Ires-Cgil spiega che soprattutto le nuove generazioni, con i contratti di collaborazione, hanno visto interrompere i contratti per circa 100mila posti di lavoro e solo 1.500 persone hanno potuto usufruire del bonus del governo, per appena 160 euro medi mensili. "La distanza (circa 1.480.000 euro) tra le famiglie più ricche e quelle più povere - aggiunge Megale - è palese".
Secondo il sindacato di corso d'Italia "la verità è che il paese è spaccato almeno in due (con una distribuzione, aggiungo io, palesemente iniqua da terzo mondo), con un ceto medio che progressivamente si sta impoverendo, avvicinandosi alle tante famiglie che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese. Dalle nostre stime nel 2009 una famiglia su quattro registra queste difficoltà. Il tutto sapendo che le famiglie a rischio povertà sono 2 milioni e 737mila e rappresentano l'11,3% delle famiglie residenti (nel complesso sono 8 milioni 78 mila gli individui poveri, il 13,6%)".
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