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PERCHE' IL FALLIMENTO DI SeL PUO' ESSERE DA INSEGNAMENTO



di Giuseppe Quaresima | Non è sicuramente signorile sparare su chi è giá a terra morente…peró è pur vero che sarebbe un errore non riflettere su quanto sta accadendo ed è accaduto a Sinistra e Libertá.
 Ormai si aspetta solo l’ufficialitá della morte e la conferma che il vero approdo (leggi Bertinotti su il Manifesto nei giorni scorsi) è ormai il Pd, la qual cosa arriva dopo una lenta e inesorabile emorragia di componenti e aderenti.  Dopo i Verdi di Bonelli anche i Socialisti si tirano indietro e sono pronti a rompere la coalizione, mentre è sempre piú chiaro che a livelllo locale l’esperimento non è mai effettivamente partito. Credo che un progetto politico POSSA VIVERE  se abbia davvero quella partecipazione e condivisione di  intenti di chi lo compone; almeno a Sinistra. L’idea di traslare la metapolitica berlusconiana dalle nostre parti non solo è fallimentare ma è destinatio a morte certa. Questa è stata  la colpa principale della precedente dirigenza di Rifondazione e questo  pare essere l’errore principale commesso anche dai dirigenti di SeL.

   Immaginare un partito leggero, di fatto virtuale, senza un vero legame con il territorio e senza una chiara sintesi ideologica e politica, puó riuscire solo a quelle forze che hanno rotto con il loro ruolo sociale e costruiscono il consenso attraverso la manipolazione e il clienterismo e  che chiaramente hanno la forza numerica e strutturale per farlo (per capirci Pdl e PD). A Sinistra mischiare senza porre ordine conseguenzale varie posizioni ideologicghe distinte rischia di essere demagogico e inconsistente. Non si sta qui dicendo, lungi da me asserire questo, che la sinistra tutta non puó non trovare una casa comune o non possa collaborare. Al di lá delle eterne divisioni la storia della sinistra in questo paese è anche costellata da battaglie comuni e da percorsi condivisi. Quello che contesto è peró la mancanza di chiarezza sulla essenzialitá della sinistra, sul suo elemento determinante: la difesa e l’estensione dei diritti sociali, che in maniera piú semplificata dovrebbe significare la difesa dei diritti e l’emancipazione di chi lavora. Per un lettore superficiale questo potrebbe significare concentrarsi solo sul lato della produzione e abbandonare qualsivoglia rivendicazione di portata civile ed ecologica. Niente di piú sbagliato. Quanto detto significa esattamente il contrario. Significa  porre al centro il Lavoro e chi lavora, assurgere a ruolo di forza politica capace anche di incredibili battaglie ecologiche civili e di giustizia. Essere di sinistra senza chiarire quale protagonismo sociale si cerca di rappresentare è sicuramente folle e pericoloso Questo è un punto, credo chiaro della vicenda; ma non è l’unico.

  La credenza piú o meno marcata della fine dei Partiti tradizionali puó avere solo due uscite: la prima. l’abbandono del contenitore partito come lo abbiamo conosciuto, l’accettazione di una politica fatta di compromesso (stile prenovecento) e di stanze decisionali, la costruzione di un metaluogo dove è l’elettorato che conta e che verifica  la modernitá e la bontá delle proposte. Di fatto la fine della politica con la P maiuscola, l’accettazione della stessa come amministrazione sul piano strettamente istituzionale. La grande contraddizione del pensiero e della pratica bertinottiana era proprio la grande propensione teorica al movimento, movimento che aveva peró il limite dato dalle istituzioni. Non si concepiva lo scontro con le stesse ma lo si addolciva con pratiche che decontestualizzate dal loro luogo di nascita (normalmente paesi anglosassoni e paesi sudamericani) in Europa e in Italia diventavano ed era vera rappresentazione allegorica, il movimento visto dall’ex presidente della camera e dai suoi seguaci sembrava apparentemente protagonismo sociale, ma era semplicemente decorazione e contorno.  La seconda risposta alla crisi dei partiti, poteva essere e dovrebbe  essere una rifondazione della loro stessa esistenza, partendo dal locale. Costruendo dal basso condivisione sulle proprie proposte politiche, rafforzando la teoria con l’esperimento della concretezza delle pratiche. Di fatto riscoprire il territorio come naturale ambito di azione. Un partito che sia meno rarefatto, meno centralizzato (altro che centralismo democratico) proiettato molto sul piano locale e che viva della somma delle esperienze locali in un contesto nazionale (ma io direi ormai europeo) ampio. E’ questa la risposta che i partiti che hanno sperimentato la crisi della sinistra in Europa in maniera drammatica (in Francia in Spagna nella stessa Germania) cercano di dare alla distruzione elettorale, rappresentativa e di militanza che li ha coinvolti. SeL ha scelto tutt’altra via, di fatto mortificando i territori e costringendo soggetti alieni nel loro stesso ambito territoriale ad unirsi (spesso non è neanche accaduto) ed ad inventarsi progetti. La somma di dirigenze non dà quasi mai buoni risultati.
 Da ció di fatto la conferma di quanto dicevamo fortemente nella precedente campagna elettorale delle europee e fin dalle varie scissioni post congressuali (sinistra e libertá per unire la sinistra ha determinato ben tre scissioni): quel progetto era un progetto utile e funzionale al Pd dalemiano e tuttalpiú serviva (ed è servito) a mantenere, dove fosse stato possibile, piccole rendite di posizione istituzionale. In questo caso sto parlando di un fenomeno generale e non particolare, diffuso dal Piemonte alla Sicilia. Lo scopo era arginare un processo di radicamento e radicalizzazione (brutto termine ma rende l’idea) della Sinistra d’Alternativa, rappresentandola come divisa e frustrata e allo stesso tempo screditando fortemente quel processo unitario tra comunisti italiani e rifondazione che di fatto rappresentava un primo importante tentativo di unificaziona di partiti a sinistra dopo anni.  
 Alla Federazione tocca ora la grande responsabilitá di saper parlare con quegli elettori che non indono approdare nel Pd di D’alema e soci.  Sará la nostra capacitá di ascolto e di parola ad essere determinante, ora che gli strali congressuali sono lontani, ora che le bugie le falsitá e l’ipocrisie smascherate, resta solo la forza e la centralitá della nostra azione politica. Il fallimento di questo progetto ci serva comuqnue da monito e sia d’aiuto al nostro processo unitario. Se non vogliamo fallire basta in realtá non fare come loro.

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