Dibattito aperto: "Federare la sinistra, unire i comunisti"
di Alessandro Belmonte
Intervento all’assemblea regionale della Federazione della sinistra dell’Emilia Romagna
Care compagne e cari compagni,
credo sia estremamente importante partire dalla discussione sui contenuti.
Personalmente ritengo che il compito principale che ci troviamo di fronte oggi è quello di ricostruire l’utilità sociale dei comunisti e della sinistra in Italia e, ciò, lo si può fare solo a partire dalle lotte.
Dobbiamo essere in grado di stare al fianco dei lavoratori che vivono la crisi in prima persona e, un esempio positivo, può essere il modo in cui in queste settimane, qui a Bologna, abbiamo sostenuto unitariamente la lotta dei lavoratori Phonemedia. Infatti siamo stati al loro fianco esprimendo la nostra solidarietà e offrendo una sponda politica ed istituzionale alla loro battaglia grazie all’intervento del nostro consigliere provinciale.
Ma esempi di lotta ve ne sono moltissimi e ne cito brevemente alcuni, visto il tempo a disposizione. Penso alla lotta per il diritto allo studio, alla campagna contro la privatizzazione dell’acqua e ad una campagna mirata contro le spese militari da legare alle questioni sociali.
Anche i contenitori, però, hanno la loro importanza. Credo, infatti, che contenuti e contenitori non siano due cose distinte e separate ma, anzi, i contenuti importanti necessitano di contenitori che abbiano una loro capacità attrattiva.
La proposta della Federazione della sinistra ha sicuramente un grande merito che è quello di aver dato seguito all’unità raggiunta alle elezioni europee riuscendo ad aggregare altre soggettività. Non è cosa da poco se si pensa a cosa sta succedendo dentro Sinistra e Libertà le cui divisioni sono arrivate al punto tale da spingere i socialisti ad oscurare il sito nazionale del movimento.
A questo proposito, tengo molto ad aprire una parentesi: SeL è in crisi e noi dobbiamo essere in grado di parlare ai suoi elettori e sostenitori ma, nello stesso tempo, dobbiamo evitare nel modo più assoluto di lanciare “salvagenti politicisti” a Vendola, Migliore e soci, ovvero ai principali responsabili dell’attuale sfascio della sinistra italiana.
La Federazione ha, però, anche alcuni difetti. Tra questi il principale è la mancanza di chiarezza. Infatti ognuno la interpreta in modo diverso. Ciò si può risolvere soltanto costruendola realmente a partire da un processo aperto in cui ognuno esprime le proprie idee e poi, insieme, si decide secondo il principio di “una testa, un voto”.
Come immagino io la Federazione?
Immagino, innanzitutto, un soggetto in grado di aggregare a partire dalle lotte; un soggetto che tenga conto delle specificità territoriali perché, essere comunisti e di sinistra in Emilia Romagna non è la stessa cosa che essere comunisti e di sinistra nella mia Calabria, sia per quanto concerne le problematiche da affrontare sia per le metodiche politiche; un soggetto, inoltre, in cui i coordinamenti, una volta eletti, abbiano un reale potere decisionale e, quindi, non si debba mediare anche per la stesura di un semplice volantino.
Infine, ritengo fondamentale all’interno della Federazione la ricostruzione di un soggetto unico delle comuniste e dei comunisti e vi spiego il perché con un esempio: durante la campagna elettorale delle europee molti comunisti si sono riavvicinati ed impegnati nuovamente in prima persona nella speranza di ricostruire un partito unico dei comunisti in Italia. Tra questi, oggi, alcuni sono presenti, altri, come il compagno Vannini, non sono qua.
Credo, quindi che l’errore più grande da evitare sia quello di pensare di ricostruire la sinistra escludendo i comunisti. È un errore che, in altre occasioni, abbiamo già fatto e che, purtroppo, abbiamo pagato caro!






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